UNA CHEF IN CAMMINO

DI PAOLA IACONA

Lungo la storica strada Beretta, che da Finalborgo conduce a Perti e a Sant’Antonino, per poi valicare l’Appennino e innestarsi con le strade che portano a Milano e Alessandria, c’è l’Osteria di Castel Gavone, a pochi passi dall’antica dimora dei marchesi del Carretto, da cui prende il nome, e dalla suggestiva Chiesa dei Cinque Campanili.

Qui, all’incrocio di tanti sentieri, immersi nel meraviglioso paesaggio finalese, c’è il regno della chef Catia Lattanzi. Una chef in cammino, in tutti i sensi.

“Sono arrivata a Finale Ligure dal levante ligure, un po’ per caso, un po’ per amore” racconta Catia. “Prima creavo mappamondi, ma, con una mamma cuoca emiliana, ho presto scoperto anche la passione per la cucina. Una passione che si è unita a quella per questo territorio e 10 anni fa mi ha spinta ad aprire l’Osteria”.

La passione di Catia per il territorio si esprime soprattutto nella scelta degli ingredienti. Come le erbe spontanee, che raccoglie proprio sui sentieri che circondano il ristorante. Piantaggine, acacia, rucola selvatica, tarassaco, ortiche, aglio ursino, borragine, timo e lavanda, solo per fare alcuni esempi, che diventano protagonisti assoluti dei suoi piatti, dall’antipasto al dolce. È una cucina di ricerca, la sua, che parte dai prodotti naturali della terra e dalle tradizioni, reinterpretate in chiave innovativa.

“È in questo territorio straordinario che trovo ispirazione” spiega Catia. “Aprendo la finestra dell’Osteria, lo sguardo spazia dalle falesie alla Valle dell’Aquila, dalle rocce calcaree in pietra del Finale, passando per gli uliveti, fino al mare. Nei miei piatti cerco di far entrare tutta questa bellezza, anche se il mio cavallo di battaglia è il piatto che deve ancora arrivare, perché sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e di diverso”.

Le radici della cucina di Catia restano però ben piantate in questa terra, come il suo orto biologico e i suoi due alberi di Mela Carla o finarina, varietà recentemente inserita nell’Arca del Gusto di Slow Food.

Niente di meglio per concedersi una sosta all’insegna del gusto e dei sapori del territorio, lungo i cammini lenti nei dintorni del borgo.

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